Senza il sale, anche la polemica …sa di poco

Tra le tante cose, ho studiato chimica all’università.

Purtroppo uno scritto fatto per gioco mi ha rovinato un orale da 30 e lode.

Il mio rapporto con questa materia comunque s’è esaurito con la firma sul libretto; la passione che ci ho messo per preparare quell’esame però mi ha fatto rimanere in testa alcuni di quei concetti che uno si gioca nella vita di tutti i giorni, magari facendo un po’ la splendida con la suocera che mette a bollire l’acqua per la pasta direttamente col sale dentro.

Perché l’acqua, col sale dentro bolle prima – dice lei.

Prima di arrivare a 100° – ribatto io.

E l’acqua, col sale dentro, col freddo cosa fa?

Lo sanno tutti.

L’acqua col sale non ghiaccia.

Lo buttano sulle strade apposta.

BOCCIATI.

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come se m’avessero strappato un figlio

…non sono madre e non ho nemmeno un gatto.

ma è così che mi sento.

E tutto per un libro.

Per il lavoro di quattro anni.

E per un nome che manca sulla copertina.

Il mio.

…ma sarò estremamente riconoscente per questo.

 

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Non è poi così freddo

Sono uscita di casa per davvero solo oggi.
Ho trovato degli stivali pelosi, mi son messa due paia di calzini,
uno di lana e uno di spugna
mi son messa un maglione e una felpa
la mia cuffia col ponpon
che io credevo marrone e invece è verde
la sciarpona di Max
i guanti di cachemire
giaccavvento
e via.
Fuori.

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Domande inutili ed assurde: TACCHINI E PATATE

Le domande assurde sono quelle che ti vengono in mente così, senza motivo.

E son domande che in fondo non hanno una vera e propria utilità.

Non sono domande esistenziali

“Qual è il mio ruolo nel mondo/Qual è il senso della vita/E’ nato prima l’uovo o la gallina”

Sono domande fini a se stesse.

Tipo:

Perchè TACCHINO in dialetto, in tutta Italia, si dice in centomila modi diversi mentre PATATA ha molta meno variabilità?

Si accettano ipotesi…

Io, una mia teoria, ce l’avrei anche…

 

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La vita di paese

La vita in un paese di tremila persone è diversa.
Se vai a fare la spesa, e devi comprare tre cose in due botteghe diverse, ci metti mezza giornata.
Se ti vesti strano, ti guardano tutti.
Se si inizia una conversazione, l’incipit molto spesso è “Ma lo sai che Tizio…….”
La sera, durante la settimana in giro non c’è nessuno
Il martedì mattina invece è pieno.
In posta, la prima settimana del mese c’è una fila che manco dal medico.
Perché dal medico c’è negli altri giorni, ma di meno il giovedì perché ci sono gli informatori.
Come ogni paese che si rispetti abbiamo un bar e una chiesa.
Di bar, a dir la verità, ce n’è di più.
Le chiese ce le siamo un po’ perse per strada.
Però servono.
Perché se vai a messa tutte le domeniche, t’è perdonato ogni peccato della settimana.
Ma solo se fai la comunione.
Se a messa ci vai il sabato sera, forse i peccati te li perdonano fino a mercoledì.
Però se vai a cantare o a leggere vale di più.
Nomi e cognomi qui servono poco.
Per identificarsi serve l’albero genealogico, e nient’altro.
Io, per esistere, devo nominare mio nonno.
Se voglio tirarmela basta nominare il fratello di mio nonno, buonanima, prete.
Famiglia è una parola che ha un valore inestimabile.
Lavoro anche, ad avercelo.
Terra ancor di più, (anche se oggi forse è più Mattone).
Si chiama mezzadria.
Lavorare la Terra con la propria Famiglia.
Qui le brave ragazze vanno a messa, i bravi ragazzi lavorano.
Duro e sodo.
E si alzano presto.
Ste cose moderne di svegliarsi alle 11 di mattina sono abitudini non tanto benviste.
Si può bere e si può fumare, di nascosto prima dei 18 anni e in pubblico dopo. Ma mai, mai, mai ci si può drogare.
Non è bene nemmeno ispirarsi troppo agli anni 70.
Politicamente abbiamo fascistoni, comunisti e democristiani in gran numero.
I voti si prendono con le promesse delle strade asfaltate o comunque in base ai propri interessi.
Le biciclette non rispettano il codice della strada, le macchine….se proprio devono.
I segnali stradali non servono perché la maggior parte della gente va a memoria.
Se cambiano la viabilità siamo fregati (e la cambiano).
Sulla questione parcheggi siamo in una fase di assestamento.
Da un lato ci sono le vergare che si fanno tranquillamente due chilometri in salita col carrellino della spesa, e dall’altro ci son quelli che escono in macchina per fare 600 metri e fanno 3 volte il giro del paese (triplicando la strada) per trovare parcheggio esattamente davanti al posto in cui devono andare.
Peccato che lì davanti ci abbia già parcheggiato il proprietario del negozio.

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Cercasi disperatamente doposci.

Spesso mi capita di vantarmi del clima della mia zona.
Non fa mai troppo caldo
Non fa mai troppo freddo.
E la neve che ti chiude in casa, quella che manco col 4×4, arriva di sabato mattina.

Bellissimo.

Però non sono nemmeno le 10 e dentro casa mia già ci son segni di insofferenza.
E per fortuna siamo in tre.
Oggi pomeriggio saremo tutti e 4.
Insieme.
Per forza.
Potrebbe scapparci il morto.
E considerato che al momento sono l’unico peso morto della famiglia ho anche una vaga idea di chi potrebbe essere.

Cercasi disperatamente doposci.

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Non può essere VITA

Leggo Morgana, oggi, che dice una cosa meravigliosa:

“Ecco, volevo dire che c’e’ qualcosa di strano e sbagliato in questa vita come la conduciamo noi. Che alla fine basta fermarti – per forza degli eventi e non della volonta’ ma non significa – un po’, rallentare. Guardarti intorno e riprendere ritmi che la quotidianita’ fa dimenticare.”

E poi mio padre.

Guarda fuori dalla finestra,  si mette le scarpe che ha sapientemente lasciato di fianco alla stufa e sospira, prima di andare a lavorare

“Ma non potevamo fare come una volta? che ci si metteva seduti intorno al camino con due braciole a ridere e scherzare…e che il tempo faccia quel che vuole, ammazzato il maiale l’inverno non è duro”

E come fai a non incazzarti?

Non siamo più padroni della nostra vita.
Anzi, peggio, non possiamo permetterci di esserlo. Perchè alla fine è una nostra scelta quella di non-vivere, quella di adeguarci a ritmi assurdi, a standard e modelli già stabiliti, a esistenze che hanno il valore e il gusto di una merendina.
Quando invece la vita vera ha il profumo del pane cotto a legna, impastato a mano e mangiato ancora caldo.
Croccante, morbido, profumato, vero, genuino.
E magari con due fettine di prosciutto al coltello, tagliato spesso

Mi viene quasi da piangere.

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Penso positivo

L’elenco di cose che non vanno lo faccio un altra volta.

Ora me n’è venuta in mente una che, mentre fuori nevica fitto da stamattina e io non ho manco il coraggio di aprire la finestra, mi ha fatto venire un ghigno diabolico alla Joker.

Appena farà caldo abbastanza da non dover più accendere il riscaldamento

io ho deciso che

vado a vivere stabilmente a casa nostra.

E quest’anno la piscina non la montiamo a metà luglio, ma a maggio.

:-)

Bisognerà trovarli dei modi per coccolarsi quando si è da soli, o no??

 

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La costante della felicità

Io l’ho provata la felicità.
Lo so cos’è.
Se chiudo gli occhi e ci penso posso quasi sentirla.
E’ come l’acqua calda dietro la nuca quando ti fai la doccia d’inverno.
Come la cioccolata calda se hai freddo
Come la brezza fresca d’estate.
Il profumo del fieno.
Il pelo morbido di un gatto che ti fa le fusa
I brividi lungo la schiena
Il fuoco di un orgasmo.

Io l’ho provata.
E per anni ho fatto il grosso errore di lasciarmela sfuggire.
Di rincorrerla fino alla disperazione
Di cercarla in ogni dove, senza mai riuscire ad averla, mia, per sempre.
Fino ad arrivare quasi alla rassegnazione di dover vivere un’esistenza serena.
Appagante
Ma non felice.

Poi ho capito.
Non ricordo come, nè quando, ma è successo.
Non c’era niente da rincorrere.
Nè cose, nè persone, nè situazioni.
In quegli assaggi di felicità in giro a ramengo per il mondo, c’era solo e sempre una costante:
Io.

Devo solo segnarmelo da qualche parte.

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Un sogno come un pomodoro

Stamattina mi sono svegliata con un pensiero in testa.
Mi succede spesso, direi da più di un anno.
Mi svolazza intorno come vola una farfalla.
Con colpi d’ala decisi.
Flap.
Flap.
Flap.
In direzioni sempre diverse.
Ma non avendo fiori che mi crescono tra i capelli, il volo è solo di passaggio, quel tanto che basta per notare forme e colori delle ali.
Forse, se cominciassi a coltivare QUEL sogno,
crescerebbe come un fiore, o come una pianta di pomodori.
E forse insieme alle farfalle arriverebbero anche sorrisi.

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