Leggo Morgana, oggi, che dice una cosa meravigliosa:
“Ecco, volevo dire che c’e’ qualcosa di strano e sbagliato in questa vita come la conduciamo noi. Che alla fine basta fermarti – per forza degli eventi e non della volonta’ ma non significa – un po’, rallentare. Guardarti intorno e riprendere ritmi che la quotidianita’ fa dimenticare.”
E poi mio padre.
Guarda fuori dalla finestra, si mette le scarpe che ha sapientemente lasciato di fianco alla stufa e sospira, prima di andare a lavorare
“Ma non potevamo fare come una volta? che ci si metteva seduti intorno al camino con due braciole a ridere e scherzare…e che il tempo faccia quel che vuole, ammazzato il maiale l’inverno non è duro”
E come fai a non incazzarti?
Non siamo più padroni della nostra vita.
Anzi, peggio, non possiamo permetterci di esserlo. Perchè alla fine è una nostra scelta quella di non-vivere, quella di adeguarci a ritmi assurdi, a standard e modelli già stabiliti, a esistenze che hanno il valore e il gusto di una merendina.
Quando invece la vita vera ha il profumo del pane cotto a legna, impastato a mano e mangiato ancora caldo.
Croccante, morbido, profumato, vero, genuino.
E magari con due fettine di prosciutto al coltello, tagliato spesso
Mi viene quasi da piangere.